A.G.E.C.S.   REGOLAMENTO   ORGANIZZAZIONE

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A – Membri

Art. 1 – Membri dell’Associazione

Sono membri dell’A.G.E.C.S. (art. 3 st.) tutti coloro che – accettandone i principi ed il metodo – si censiscono annualmente mediante il pagamento di una quota, il cui importo è stabilito dall’Assemblea dei  Capi.

Art. 2 – Operazioni di censimento

Le operazioni di censimento hanno inizio il 1° novembre e terminano il 30 novembre di ogni anno.

Censimenti integrativi di nuovi membri possono essere accettati fino al 31 marzo dell’anno successivo.

Art. 3 – Norme di censimento

Il censimento, e relativa quota, è raccolto con supporti informatici e/o cartacei dal Tesoriere nazionale e riguarda:

  • le Unità di ognuna delle tre Branche;
  • le Comunità Capi;
  • il  Comitato Centrale;
  • i Capi a disposizione.

Art. 4 – Quota associativa

La quota di censimento (art. 26 st.), versata annualmente da ciascun associato per l’andamento dell’intera Associazione, è fissata – anche in misura differente – dall’Assemblea dei Capi che ne stabilisce altresì i criteri di ripartizione per la gestione associativa nazionale.

Il pagamento della quota costituisce diritto per ogni associato all’ottenimento delle prestazioni e dei servizi previsti dal Comitato Centrale ed inoltre comprende la sottoscrizione dell’abbonamento alle riviste associative dell’AGESCI in base all’accordo in essere tra le due associazioni.

Art. 5 – Elenchi dei Gruppi

Il Comitato Centrale, d’intesa con il Tesoriere nazionale, ha il compito di tenere aggiornati gli elenchi dei Gruppi e delle Unità che, in possesso dei requisiti statutari, secondo le norme del presente Regolamento, sono autorizzate a censirsi.

Il Comitato Centrale provvederà al tempestivo aggiornamento di dette autorizzazioni notificandole al Tesoriere nazionale che,  entro il 31 ottobre d’ogni anno, metterà a disposizione i dati aggiornati, inviando ai Capi Gruppo gli elenchi e relative istruzioni per i nuovi censimenti.

Art. 6 – Censimento degli associati dei Gruppi

Sarà cura di ciascun Capo Gruppo inviare al Comitato Centrale i dati del censimento e al Tesoriere nazionale le quote degli associati del proprio Gruppo secondo le norme definite per quell’anno.

Il Comitato Centrale, unitamente al Tesoriere nazionale, curerà la registrazione dei dati degli associati censiti.

Art. 7 – Censimento di persone provenienti da altre Associazioni Scout

Chiunque provenga da altra Associazione Scout e desideri far parte dell’A.G.E.C.S. potrà divenirne membro dopo che i Responsabili del Gruppo, in cui l’interessato intende inserirsi, avranno accertato – con l’interessato e con il Gruppo scout di provenienza – i motivi del passaggio.

Art. 8 – Censimento di Capi a disposizione

Presso il Comitato Centrale è istituito il Censimento dei Capi a disposizione (art. 8 st.) che raccoglie i dati di tutti gli associati adulti che, pur non svolgendo temporaneamente un servizio in Associazione, desiderano continuare a farne parte.

Gli associati adulti a disposizione, in spirito di servizio e su mandato del Comitato Centrale (art. 21 st.), sono disponibili a:

–         rappresentare l’Associazione presso enti, istituzioni, organismi, assemblee, manifestazioni che ne richiedano la partecipazione;

–         collaborare nella organizzazione e gestione di attività, eventi, manifestazioni, assemblee associative;

–         partecipare, in accordo con il Comitato Centrale, alla vita di una Comunità Capi e le relative attività di gruppo;

–         gestire, per conto dell’Associazione, attività, beni, servizi collaterali di supporto e sussidiari alle attività e finalità associative.

 

 

 

B – Unità e Gruppi

 

Art. 9 – Unità

Il Gruppo (art. 11 st.), organismo educativo fondamentale per l’attuazione del metodo basato su una Comunità Capi, per l’attuazione del ciclo formativo tende a costituire una o più Unità di Branca; le Unità possono essere maschili, femminili o miste.

Sono condizioni per l’esistenza di un’Unità:

  • una Comunità Capi che riassuma le responsabilità di tale scelta e non le lasci alla libera iniziativa di una singola Unità;
  • l’esistenza nell’ambito della Comunità Capi di un equilibrio di responsabilità tra uomini e donne (Diarchia);
  • la direzione di Unità affidata ad associati adulti che abbiano completato il percorso formativo (art. 34 reg.) o autorizzati dal Comitato Centrale ai sensi dell’Art. 14/2 del presente Regolamento;
  • un Assistente Ecclesiastico;
  • un numero di associati giovani, minimo e massimo, corrispondente a quello previsto dal Metodo di Branca;
  • l’assenso ed il coinvolgimento dei genitori;
  • un effettivo collegamento con la più vasta comunità associativa nazionale ed in particolare con le altre Comunità Capi.

Art. 10 – Nome del Gruppo e delle Unità

Ogni Gruppo assume, di seguito alla dicitura “San Marino” seguita da un numero d’ordine scritto in cifre romane, il nome della località in cui sorge (es.: San Marino I – Borgo Maggiore).

Le singole Unità che fanno parte del Gruppo precedono la dicitura di cui sopra col nome generico indicativo della Branca cui l’Unità appartiene (es.: Branco San Marino I – Borgo Maggiore).

Nel caso in cui siano più di una le Unità di una stessa Branca, al nome generico segue quello specifico (es.: Reparto “Edelweiss” San Marino I  – Borgo Maggiore).

Art. 11 – Compiti dei Capi Gruppo

La direzione del Gruppo (art. 11 st.) è affidata ad una associata adulta e ad un associato adulto in possesso della Nomina a Capo da parte dell’Associazione (art. 37 reg.) o autorizzati dal Comitato Centrale ai sensi dell’Art. 14/1 del presente Regolamento.

I Capi Gruppo, d’intesa con l’Assistente Ecclesiastico di Gruppo ed avvalendosi dell’aiuto della Comunità Capi, curano:

  • l’attuazione degli scopi e l’animazione della Comunità Capi;
  • i rapporti con gli altri Gruppi e l’Associazione e partecipano alle riunioni del Comitato Centrale senza diritto di voto;
  • la partecipazione degli associati adulti alle occasioni formative ed ai momenti di democrazia associativa;
  • i competenti rapporti con associazioni, enti ed organismi civili ed ecclesiali presenti nel territorio in cui agisce il Gruppo;
  • la gestione organizzativa ed amministrativa del Gruppo;
  • i competenti rapporti  con la Zona di Rimini in cui si è inseriti e la partecipazione degli associati adulti alle occasioni formative della Zona di Rimini e della Regione Emilia Romagna.

 

C – Organi Centrali

 

Art. 12 – Responsabile Guide e Responsabile Scout

La Responsabile Guide ed il Responsabile Scout (art. 22 st.) presiedono congiuntamente l’Associazione e ne garantiscono e rappresentano l’unità a San Marino e all’estero.

Sono compiti della Responsabile Guide e del Responsabile Scout congiuntamente (art. 23 st.):

a) promuovere l’attuazione dei principi contenuti nello Statuto;

b) convocare e presiedere l’Assemblea dei Capi;

c) nominare i Capi dell’Associazione;

d) esprimersi in merito ai ricorsi contro i provvedimenti disciplinari;

e) dirimere, in ultima istanza, le controversie non risolte in altri livelli associativi.

 

La Responsabile Guide (art. 21 st.) ha la formale rappresentanza legale dell’Associazione determinata secondo le norme della legge sammarinese.

La Responsabile Guide e il Responsabile Scout (art. 28 st.) non possono essere eletti consecutivamente per più di due mandati.

Nel caso di dimissioni o per altra causa (art. 29 st.) la Responsabile Guide o il Responsabile Scout  non possono più esercitare le proprie funzioni; il compito è assunto interamente, fino alla successiva Assemblea dei Capi, da chi permane in carica.

Art. 13 – Comitato Centrale

I membri del Comitato Centrale, come indicato dall’Art. 20 dello Statuto, sono associati adulti in possesso della Nomina a Capo da parte dell’Associazione ed eletti (art. 16 st.) dall’Assemblea dei Capi.

Al Comitato Centrale (art. 21 st.) sono attribuiti tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione che, per legge o Statuto, non siano riservati all’Assemblea dei Capi.

E’ facoltà del Comitato Centrale conferire mediante delega parte dei poteri o conferire ed affidare incarichi a terzi.

Il Comitato Centrale, unitamente all’Assistente Ecclesiastico Generale, si riunisce periodicamente, almeno quattro volte l’anno, per:

a) attuare gli scopi previsti dallo Statuto e sviluppare le linee di politica associativa espresse dall’Assemblea dei Capi;

b) curare a livello nazionale ed internazionale i rapporti con gli organismi civili e religiosi, le associazioni scout ed educative, la stampa e gli altri mezzi di comunicazione;

c) curare l’amministrazione centrale dell’Associazione, predisporre le relazioni annuali ed i bilanci amministrativi da sottoporre all’Assemblea dei Capi, gestire e controllare le donazioni offerte all’Associazione;

 

 

d) curare annualmente il censimento degli associati, l’anagrafe dei Capi e degli Assistenti Ecclesiastici;

e) proporre alla competente Autorità Ecclesiastica la nomina dell’Assistente Ecclesiastico Generale;

f) proporre, attraverso i Responsabili alla Formazione, la Nomina dei Capi secondo quanto previsto dall’Art. 18/e del presente Regolamento;

g) sollecitare l’approfondimento di tematiche pedagogiche e metodologiche attuali e trasversali alle tre Branche, anche in collegamento con altre agenzie educative;

h) promuovere l’aggiornamento metodologico incentivando la formazione ricorrente degli associati adulti;

i) promuovere, qualora previsti dai programmi, attività ed incontri nazionali ed internazionali tra Unità e tra associati, ferma restando la responsabilità educativa delle singole Comunità Capi;

j) individuare tra gli associati adulti i membri rappresentanti l’Associazione presso gli organismi civili e religiosi del territorio che ne richiedano la presenza;

k) verificare l’attuazione degli scopi statutari, aggiornare le autorizzazioni ed i mandati affidati.

 

Alle riunioni del Comitato Centrale partecipano, senza diritto di voto, i Capi Gruppo.

 

Art. 14 – Comitato Centrale: autorizzazione delle Unità – Norma transitoria

Fuori dei casi previsti dall’Art. 11 e dall’Art. 34 del presente Regolamento per gli associati adulti già censiti negli anni precedenti il Comitato Centrale può annualmente:

1) Autorizzare, su richiesta della Comunità Capi, l’attività di un Gruppo nel caso in cui:

a)      uno dei due Capi Gruppo non abbia la Nomina a Capo;

b)      la direzione del Gruppo è affidata ad un solo Capo in possesso della Nomina a Capo;

c)      la direzione del Gruppo è affidata ad associati adulti, già censiti negli anni precedenti, che hanno frequentato il CFM impegnati a terminare  il proprio percorso formativo.

Tali autorizzazioni  non possono essere  rilasciate allo stesso Gruppo per  più di due anni

consecutivi.

2) Autorizzare, su richiesta della Comunità Capi, il censimento di Unità affidate ad associati adulti che hanno vissuto il periodo di tirocinio  e frequentato il CFM.

Tale autorizzazione, viste le valutazioni degli eventi formativi, consente all’associato adulto di condurre l’Unità di Branca per la quale si è svolto il CFM nei due anni associativi consecutivi.

Valutata la partecipazione alla vita associativa, il Comitato Centrale può autorizzarne la conduzione pere un altro anno.

Nel caso di cambiamento di Branca deve essere svolto il CAM entro l’anno scout.

3) Autorizzare, su richiesta della Comunità Capi, il censimento di Unità affidate ad associati adulti, almeno al secondo anno di servizio continuo nella  stessa Branca, impegnati a terminare nel corrente anno scout la prima fase del percorso formativo.

 

Anche per i Gruppi di nuova formazione, nei cinque anni successivi alla loro apertura, le autorizzazioni delle Unità e direzione di Gruppo sono soggette a quanto previsto nel presente articolo.

Art. 15 – Assemblea dei Capi

L’Assemblea dei Capi (art. 19 st.) è l’organo deliberativo nazionale dell’Associazione e ne fanno parte gli associati adulti come indicato all’Art. 15 dello Statuto. Si riunisce (art. 16 st.), almeno una volta l’anno, per:

a) verificare lo stato dell’Associazione e determinarne la politica;

b) deliberare sulle modifiche allo Statuto, ai Regolamenti e agli accordi in essere con altre Associazioni Scout e Guide;

c) deliberare sugli orientamenti metodologici dell’Associazione;

d) deliberare sul bilancio annuale presentato dal Comitato Centrale;

e) eleggere per un triennio la Responsabile Guide ed il Responsabile Scout;

f) eleggere per un triennio i membri laici del Comitato Centrale;

g) discutere e deliberare su ogni altro argomento posto all’Ordine del Giorno.

 

Il suo funzionamento è disciplinato da apposito regolamento.

 

Art. 16 – Assemblea dei Capi: apertura nuovi Gruppi

È compito dell’Assemblea dei Capi autorizzare la formazione di un nuovo Gruppo e delle relative Unità secondo un progetto di sviluppo condiviso in Associazione, nel rispetto dell’apposito Regolamento, con le seguenti norme:

1) ogni nuovo Gruppo, che nasce per iniziativa di un’altra Comunità Capi, deve essere autorizzato dall’Assemblea dei Capi;

2) le nuove Unità devono far parte a tutti gli effetti del relativo Gruppo Scout.

I Responsabili della Comunità Capi devono tempestivamente informare il Comitato Centrale di tutte le variazioni che intervengono per l’aggiornamento degli elenchi di cui all’Art. 5 del presente Regolamento.

 

Art. 17 – Assemblea dei Capi: autorizzazione nuove Unità

L’Assemblea dei Capi, qualora lo ritenga essenziale e siano garantite sufficienti condizioni per un qualificato servizio educativo nel territorio, può autorizzare, nel rispetto del “Regolamento apertura nuove Unità”, la sperimentazione, l’apertura ed il censimento di Unità inserite in una Comunità Capi dell’Associazione.

Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato alla presentazione di un progetto da parte della Comunità Capi richiedente, concordato con il Comitato Centrale.

Art. 18 – Incaricati alla Formazione Capi

Gli Incaricati alla Formazione Capi hanno il compito di:

a) curare, assieme agli Incaricati alle Branche, l’approfondimento di tematiche pedagogiche e      metodologiche attuali anche in collegamento con altre agenzie educative;

b) promuovere attività di formazione e aggiornamento metodologico degli associati adulti, coordinandole con le occasioni di formazione della Zona di Rimini e della Regione Emilia Romagna;

c) intrattenere i competenti rapporti  con la Zona di Rimini in cui si è inseriti;

d) assumere temporaneamente le funzioni del Responsabile Guide e Responsabile Scout se entrambi non possono esercitare le loro funzioni;

e) predisporre congiuntamente ai responsabili del Gruppo di appartenenza, secondo quanto previsto all’Art. 37 del presente Regolamento, la relazione per la Nomina a Capo dell’Associazione di un associato adulto, visto:

1) il giudizio dei Campi di Formazione;

2) il parere favorevole dei Responsabili di Gruppo sul servizio svolto nelle Unità;

3) l’assunzione di ruoli di responsabilità nell’Associazione;

4) la rispondenza alle indicazioni di profilo derivanti dall’adesione al Patto Associativo sulla:

  • crescita come persona e come Capo:

§         capacità di rapportarsi agli altri e al proprio ambiente;

§         tensione verso la fedeltà agli impegni presi;

§         capacità educativa, guardare al futuro con speranza e profezia;

§         scelta cristiana e scelta politica, testimonianza e partecipazione attiva nella società;

§         scelta di servizio educativo in AGECS come vocazione;

 

  • competenza pedagogica e metodologica:

§         comprensione del metodo scout, degli strumenti e delle motivazioni pedagogiche;

§         capacità di tradurre la proposta educativa scout in progetto educativo e programmi;

§         comprensione e messa in pratica del rapporto educativo adulto-ragazzo;

  • formazione associativa:

§         comprensione della rete di relazioni che è attorno al ragazzo;

§         capacità di lavorare con altri adulti, con particolare riguardo alla diarchia;

§         comprensione del servizio di Capo anche come formatore di altri Capi;

§         capacità di sintesi personale della cultura associativa;

§         partecipazione attiva e cosciente alla vita dell’Associazione;

 

 

Art. 19 – Incaricati alla metodologia di Branca

Sono compiti degli Incaricati alle Branche:

a) leggere la realtà della Branca e delle problematiche educative nelle fasce d’età corrispondenti;

b) contribuire assieme alla Formazione Capi alla conoscenza della realtà giovanile a livello nazionale e dei bisogni d’aggiornamento e formazione metodologica degli associati adulti in servizio nelle Unità;

c) conoscere, valorizzare e diffondere le esperienze metodologiche esistenti nelle Unità;

d) contribuire a coordinare eventuali attività tra le Unità della Branca;

e) curare il rapporto con la Zona di Rimini in relazione alle necessità della Branca;

f) proporre al Comitato Centrale iniziative ed eventi specifici della Branca.

 

Gli Incaricati alle Branche si riuniscono periodicamente con gli associati adulti in servizio nelle Unità delle rispettive Branche per costituire riferimento nella specificità della Branca.

Art. 20 – Internazionale

All’Incaricato Internazionale sono affidati i seguenti compiti:

a) rappresentare l’Associazione all’estero, su mandato del Comitato Centrale;

b) mantenere le relazioni istituzionali con gli organismi internazionali dello scautismo, con gli organi mondiali dello scautismo (WOSM), con l’organizzazione mondiale del guidismo (WAGGGS) e con le singole Associazioni membri;

c) informare gli Incaricati alla Metodologia di Branca ed alla Formazione Capi sulle tematiche educative, metodologiche e formative provenienti dalle esperienze realizzate in altri paesi o proposte dai movimenti mondiali;

d) collaborare con gli Incaricati alla metodologia di Branca per la diffusione e lo sviluppo nelle Unità della sensibilità all’educazione internazionale;

e) coordinare eventuali progetti di cooperazione per promuovere lo sviluppo dello scautismo all’estero;

f) agevolare la partecipazione degli associati ad eventi scout all’estero;

g) agevolare l’organizzazione e la partecipazione di scout esteri sul territorio nazionale.

 

D – FORMAZIONE CAPI

 

Art. 21 – Finalità della formazione degli associati adulti

L’Associazione si propone (art. 1 st.) di contribuire alla formazione delle ragazze e dei ragazzi secondo i principi ed il metodo ideato da Baden-Powell con la proposta ai propri associati adulti di percorsi formativi vissuti in una dimensione di formazione permanente e finalizzati al perseguimento delle caratteristiche del profilo del Capo (Art. 18/e.4 del Regolamento).

L’AGECS, riconoscendo nell’iter di Formazione Capi dell’AGESCI un cammino utile ai propri associati adulti secondo lo spirito ed i principi della propria Associazione, ha in essere un accordo per iscriverli nelle fasi dell’iter formativo nel rispetto del Regolamento AGESCI relativo alla Formazione Capi.

Art. 22 – I percorsi formativi

L’Associazione propone all’associato adulto, dal momento del suo ingresso in Comunità Capi e per tutto il tempo in cui svolgerà il servizio, di diventare artefice e protagonista del proprio percorso formativo, secondo uno stile di progettazione di sé e del proprio cammino di crescita. Tale presupposto è condizione necessaria per lo svolgimento del proprio servizio a qualunque livello.

L’associato adulto nel proprio percorso di formazione intenzionale è chiamato a sperimentare e vivere modalità di formazione permanente, che non si arrestano al completamento dell’iter istituzionale, ma lo accompagnano per tutta la sua vita associativa.

Il percorso formativo, così come quello educativo, non avviene in solitudine, ma attraverso l’accompagnamento di una comunità di associati adulti (la Comunità Capi) ed il sostegno delle strutture associative ed ha nel Progetto del Capo (art. 27 reg.) il quadro di riferimento, di sintesi e di verifica.

Art. 23 – Personalizzazione dei percorsi formativi

La proposta formativa si prefigge di tenere conto delle esigenze, competenze, esperienze e tempi di ciascun associato adulto con una personalizzazione attraverso percorsi che valorizzano una molteplicità d’esperienze dentro e fuori l’Associazione.

Art. 24 – I luoghi della formazione

La cultura della formazione ha bisogno di essere sostenuta e valorizzata nei luoghi dove avviene la formazione stessa e dove si sviluppano, pur se non in modo esclusivo, le seguenti modalità formative:

1) il Gruppo, attraverso lo staff di Unità e la Comunità Capi favorisce, col trapasso delle nozioni, l’acquisizione degli elementi fondamentali della pedagogia e del metodo scout; inoltre la Comunità Capi, nell’attuazione del percorso formativo, aiuta e stimola l’associato adulto nella ricerca di una propria identità personale solida, da giocare in modo sereno nella relazione educativa. La Comunità Capi deve essere adeguatamente sostenuta e supportata dagli altri livelli associativi in questa sua funzione;

2) il Comitato Centrale promuove e sollecita la partecipazione alla formazione metodologica finalizzata all’acquisizione e all’approfondimento dei temi pedagogico-metodologici e alla formazione associativa;

3) la Zona di Rimini, a cui partecipiamo, riveste un ruolo primario nell’accompagnamento e nel sostegno delle Comunità Capi, offrendo agli associati adulti occasioni di confronto, sperimentazione ed approfondimento; diviene pertanto luogo privilegiato per la fruizione di eventi formativi sul piano motivazionale, metodologico e di vita associativa;

4) gli ambiti formativi esterni all’Associazione possono divenire per gli associati adulti occasione d’acquisizione di competenze e luoghi di confronto con altre realtà.

 

Art. 25 – Le fasi del percorso formativo

Il percorso formativo è suddiviso in due fasi:

  • la prima fase ha come finalità l’acquisizione delle conoscenze e la comprensione degli elementi fondanti il servizio di Capo sia motivazionali che pedagogico-metodologici. Tale cammino è volto a garantire il livello di formazione ritenuto indispensabile per attribuire all’associato adulto l’autorizzazione ad assumere la responsabilità della conduzione di una Unità;
  • la seconda fase ha come finalità l’acquisizione di competenze associative e della piena consapevolezza del servizio educativo.

 

Terminato il percorso di base l’associato adulto è invitato a ricercare occasioni e strumenti di formazione continua attraverso la partecipazione ed eventi interni ed esterni all’Associazione.

Art. 26 – Prima fase del percorso formativo

La prima fase del percorso formativo ha come finalità di far acquisire all’associato adulto la conoscenza e la consapevolezza degli elementi fondanti il servizio educativo sia motivazionali che pedagogico-metodologici.

Questa fase persegue i seguenti obiettivi:

Ø      riflettere sulla propria scelta di servizio;

Ø      scoprire la gioia e l’utilità della formazione con il confronto e l’approfondimento in Comunità Capi, attraverso il percorso di tirocinio;

Ø      conoscere gli elementi del metodo e l’uso intenzionale degli strumenti metodologici;

Ø      scoprire ed utilizzare il Progetto del Capo, come strumento di progettazione e sintesi delle esperienze formative, da condividere e verificare in Comunità Capi.

Gli elementi necessari del percorso sono:

  • il tirocinio;
  • la partecipazione al Campo di Formazione Tirocinanti;
  • la partecipazione al Campo di Formazione Metodologica.

 

Art. 27 – Il Progetto del Capo

A partire dal primo momento del loro servizio gli associati adulti razionalizzano il loro percorso di formazione attraverso la progettazione di sé e del proprio cammino di crescita personale, formulando il Progetto del Capo, da verificare periodicamente in Comunità Capi.

Il Progetto del Capo è uno strumento dinamico che risponde alle necessità formative dell’associato adulto, valorizzando e attingendo alle offerte formative interne ed esterne all’Associazione.

Il “Progetto del Capo” si articola nei seguenti ambiti:

  • io e la Fede: la necessità di una vita sempre più vissuta coerentemente alla sequela di Cristo e il conseguente approfondimento delle tematiche religiose;
  • io e la realtà: le posizioni e gli atteggiamenti che ogni associato adulto assume nel concreto e i possibili cambiamenti;
  • io e il servizio: la modificazione degli atteggiamenti, delle acquisizioni, delle competenze particolari per poter dare una giusta risposta alle esigenze del servizio;
  • io e la Comunità Capi, il Progetto Educativo, l’Associazione: la verifica del proprio confrontarsi con gli altri, con le loro caratteristiche, meriti e difetti.

 

Art. 28 – Il Tirocinio

Il tirocinio è il momento iniziale del cammino di formazione dell’associato adulto.

Tale periodo, genericamente della durata di 12 mesi, si avvia preferibilmente all’inizio di un nuovo anno scout nel momento in cui l’adulto, inserito in una Comunità Capi, comincia il suo servizio in Unità.

Il tirocinante vive attivamente il suo servizio in Associazione come membro della Comunità Capi, partecipa al Campo di Formazione Tirocinanti, al Campo di Formazione Metodologica e a specifici incontri organizzati dalla Zona e/o dalla Regione.

Gli scopi del periodo del tirocinio sono:

Ø      permettere l’acquisizione della competenza metodologica con l’aiuto del Capo Unità attraverso la pratica quotidiana;

Ø      permettere il consolidamento, nella Comunità Capi, delle proprie scelte e del processo di maturazione del “Progetto del Capo” nella quotidianità dell’impegno e nel realismo della propria organizzazione personale;

Ø      permettere l’acquisizione del senso della partecipazione associativa.

Intervengono in sostegno dei tirocinanti:

  • lo Staff di Unità che coinvolge il tirocinante verso una piena responsabilità nella realizzazione educativa e gli permette di sperimentarsi nell’uso del metodo e nel rapporto con i ragazzi;
  • la Comunità Capi che formula e realizza un itinerario d’accoglienza, di accompagnamento e di verifica, i cui elementi chiave sono: chiarezza delle responsabilità del mandato di un Capo e della proposta di percorso;
  • la Zona che offre esperienze di scoperta dell’appartenenza associativa e introduce la modalità del confronto più ampio come occasione di formazione.

 

Art. 29 – CFT – Campo di Formazione Tirocinanti

Il CFT è un’occasione formativa che si colloca all’interno dell’anno di tirocinio, da vivere preferibilmente nel momento iniziale d’inserimento in Comunità Capi ed è necessario per poter partecipare al Campo di Formazione Metodologica.

Gli obiettivi formativi del CFT sono:

Ø      vivere un momento di confronto sulla scelte fatte;

Ø      lanciare il percorso formativo offerto dall’Associazione e la cultura della formazione come presupposto indispensabile per un buon servizio;

Ø      rileggere la propria storia personale per prender coscienza in modo più approfondito delle scelte del Patto Associativo;

Ø      confrontarsi e riflettere sulla scelta del servizio educativo e sul valore della testimonianza personale con altri adulti;

Ø      razionalizzare la conoscenza degli elementi fondamentali del metodo;

Ø      scoprire la dimensione associativa come risorsa per il proprio servizio, per la propria formazione personale e come supporto all’azione educativa.

Il CFT è realizzato nel corso di un fine settimana a livello di Zona o Zone limitrofe gemellate.

Ai partecipanti e alle Comunità Capi è inviato entro 30 giorni, dall’AGESCI, un attestato di partecipazione, segnalando eventuali situazioni particolarmente indicative.

Di tale valutazione ne deve essere fatto partecipe, tramite copia, il Comitato Centrale.

Art. 30 – CFM – Campo di Formazione Metodologica

Il CFM è rivolto agli associati adulti che hanno frequentato il CFT durante l’anno di tirocinio o successivamente.

Gli obietti formativi del CFM sono:

Ø      offrire, attraverso la riflessione sugli strumenti metodologici, occasione per riverificare le proprie scelte;

Ø      contribuire ad accrescere la capacità di saper individuare i propri bisogni formativi e costruire percorsi di soddisfazione degli stessi;

Ø      offrire una conoscenza metodologica nei suoi valori essenziali in una visione unitaria;

Ø      approfondire gli strumenti specifici della Branca a cui il campo si rivolge comprendendone la valenza pedagogica;

Ø      rilevare l’aspetto intenzionale nell’utilizzo degli strumenti del metodo;

Ø      evidenziare il ruolo dell’esperienza educativa come stimolo al processo di crescita personale e alla prosecuzione del percorso formativo;

Ø      presentare l’Associazione come luogo di risposta ai bisogni formativi della persona e del Gruppo;

Ø      rilevare l’aspetto funzionale e di “servizio” dei progetti dei diversi livelli associativi;

Ø      far crescere la consapevolezza della responsabilità comune e l’importanza del confronto tra adulti.

Il CFM si realizza sotto forma di campo mobile e/o fisso, a livello regionale o d’area di Formazione Capi AGESCI; la sua durata è di 5-7 giorni

Ai partecipanti e alla Comunità Capi è inviato, entro novanta giorni, un attestato di partecipazione contenente la valutazione redatta a cura dello staff del Campo.

Di tale valutazione ne deve essere fatto partecipe, tramite copia, il Comitato Centrale.

 

Art. 31 – CAM – Campi di Aggiornamento Metodologico

I CAM sono diretti ai soci adulti chiamati a prestare servizio in una Branca diversa da quella in cui si è partecipato al CFM o con esperienza remota di scautismo.

Gli obiettivi formativi del CAM sono:

Ø      acquisire le nuove competenze metodologiche richieste dal servizio;

Ø      contribuire ad accrescere la capacità di saper individuare i propri bisogni formativi e costruire percorsi di soddisfazione degli stessi;

Ø      approfondire gli strumenti specifici della Branca a cui il campo si rivolge, comprendendone la valenza pedagogica;

Ø      rilevare l’aspetto intenzionale nell’utilizzo degli strumenti del metodo della Branca specifica;

Ø      far crescere la consapevolezza della responsabilità comune e l’importanza del confronto tra adulti.

Essi sono organizzati su base regionale o d’area di Formazione Capi AGESCI; hanno durata di 3 giorni.

 

Art. 32 – Seconda fase del percorso formativo

La seconda fase del percorso formativo, nell’ambito del proprio Progetto di Capo, ha come finalità di acquisire consapevolezza della scelta di servizio educativo in Associazione ed eventualmente giungere alla Nomina a Capo.

Questa fase persegue i seguenti obiettivi:

Ø      rafforzare e consolidare le motivazioni presenti alla base delle proprie scelte di servizio educativo e dell’intenzionalità educativa;

Ø      approfondire le conoscenze pedagogiche e metodologiche;

Ø      verificare il proprio ruolo d’educatore;

Ø      acquisire la consapevolezza della formazione come un processo in continuo sviluppo dentro e fuori l’Associazione;

Ø      costruire con la comunità d’appartenenza il percorso utile alla propria formazione, ricercando le occasioni formative necessarie ad un rafforzamento di una solidità personale, per sperimentare la relazione educativa in maniera matura e gioiosa;

Ø      acquisire la piena comprensione del Progetto del Capo come strumento fondamentale e necessario per la propria formazione e per la valutazione della qualità del percorso formativo.

Gli elementi necessari del percorso sono:

  • il servizio educativo per almeno 10 mesi successivi alla partecipazione al CFM;
  • la partecipazione al Campo di Formazione Associativa;
  • la partecipazione ad eventi e incontri formativi proposti dall’Associazione ai vari livelli;
  • la partecipazione a momenti di democrazia associativa.

L’associato adulto è, inoltre, invitato a partecipare ad occasioni formative offerte da altri enti ed organizzazioni.

 

Art. 33 – CFA – Campo di Formazione Associativa

Il CFA è rivolto agli associati adulti che hanno terminato da almeno 10 mesi la prima fase del percorso formativo di base (CFT – CFM). Nel CFA le competenze sono esplorate, confrontate, approfondite, con lo stile della ricerca, intesa come orientamento alla rielaborazione e alla riflessione sull’esperienza di servizio.

Gli obiettivi formativi del CFA sono:

Ø      verificare e sintetizzare la propria esperienza educativa e formativa per costruire prospettive future circa la propria scelta d’essere educatore nella consapevolezza della propria storia;

Ø      consolidare le scelte e le motivazioni ad essere Capo educatore nel proprio ambiente sociale, con riferimento alle scelte del Patto Associativo;

Ø      rafforzare la cultura e lo stile della formazione permanente;

Ø      acquisire maggiore consapevolezza nella relazione educativa capo-ragazzo;

Ø      verificare la propria capacità d’applicazione intenzionale del metodo scout nella sua globalità;

Ø      comprendere il metodo scout nel suo complesso e in particolare nella sua continuità attraverso le Branche;

Ø      rielaborare le proprie esperienze di Capo ed utilizzare le proprie competenze;

Ø      comprendere le relazioni esistenti tra i diversi progetti associativi ed il territorio;

Ø      divenire co-costruttori del pensiero associativo;

Ø      stimolare la riflessione sull’essere Associazione e l’essere Chiesa.

Il CFA si realizza sotto forma di campo mobile e/o fisso; la sua durata è di 7 giorni.

Ai partecipanti e alla Comunità Capi, entro novanta giorni, lo staff del Campo invia una valutazione utile per la prosecuzione delle proprie esperienze di servizio e del percorso formativo.

Di tale valutazione ne deve essere fatto partecipe, tramite copia, il Comitato Centrale.

Art. 34 – Autorizzazione alla conduzione delle Unità

Il Comitato Centrale, preso atto delle valutazioni del percorso formativo, riconosce agli associati adulti che hanno frequentato il CFA l’autorizzazione permanente a condurre le Unità.

Il Comitato Centrale, su richiesta della Comunità Capi, può annualmente rilasciare all’associato adulto che ha frequentato il CFA, ma non in possesso della Nomina a Capo, l’autorizzazione alla direzione di Gruppo per due anni associativi consecutivi.

Il Comitato Centrale, valutata la partecipazione alla vita associativa, può autorizzare, per un altro anno, alla direzione di Gruppo.

Art. 35 – Eventi formativi associativi

Dal punto di vista della personalizzazione del percorso, in attinenza con gli obiettivi del Progetto del Capo, il singolo associato adulto può scegliere di partecipare agli eventi formativi associativi non inseriti nel percorso formativo di base proposti dall’AGESCI:

Campi Bibbia: sono eventi rivolti ad associati adulti ed adulti extrassociativi, in cui è proposto l’incontro con la Parola di Dio attraverso la lettura e la conoscenza della Bibbia. Offrono strumenti per leggere il testo biblico, utilizzando gli strumenti tipici del metodo scout. Sono dedicati alla formazione dell’associato adulto sia a livello personale sia come educatore nel cammino di fede.

La loro durata è di una settimana circa.

Campi di Catechesi Biblica: sono eventi in cui il metodo scout e la Parola di Dio sono messi a confronto per ripensare e approfondire la proposta di fede realizzata in Associazione. Sono rivolti ad associati adulti interessati a sviluppare la propria formazione personale e competenza come educatore nel cammino di fede dei ragazzi.

La loro durata è di 3-4 giorni.

Laboratori Biblici: sono eventi in cui si mette a confronto la Parola di Dio con un tema significativo o d’attualità. Sono rivolti ad associati adulti ed adulti extrassociativi che intendono approfondire il tema proposto nelle sue radici bibliche e nei suoi sviluppi attuali anche dal punto di vista educativo.

La loro durata è di 2-3 giorni.

Seminari: sono eventi rivolti agli associati adulti ed hanno come obiettivi la crescita formativa ed il confronto rispetto ad uno specifico tema.

La durata è di 2 giorni.

Convegni: sono eventi rivolti agli associati adulti che hanno come obiettivo la riflessione e il confronto su temi a carattere educativo/metodologico e sociale.

La loro durata varia da un fine settimana a 3-4 giorni.

Cantieri: sono eventi rivolti agli associati adulti che hanno come obiettivo l’acquisizione di specifici strumenti metodologici, attraverso l’esperienza diretta secondo il principio “educare facendo”.

La loro durata è di 2 giorni.

Campi di specializzazione: sono eventi rivolti agli associati adulti che hanno come obiettivo la maturazione metodologica e tecnica. Hanno lo scopo di curare l’approfondimento e l’aggiornamento tecnico e metodologico, attraverso l’arte dell’imparare facendo.

La durata è variabile da un fine settimana a 4 giorni.

 

Art. 36 – Occasioni formative esterne

L’associato adulto è invitato a trovare occasioni per approfondire e affinare le conoscenze e le capacità pedagogico-educative e tecniche nella partecipazione ad eventi organizzati da enti locali, enti ecclesiali, organismi del terzo settore, università ed altri, arricchendo la propria formazione e valorizzando competenze ed esperienze personali.

 

 

 

E – NOMINA CAPO

 

Art. 37 – Nomina a Capo

L’associato adulto che, concluso il percorso formativo della seconda fase, svolge servizio educativo da almeno un anno, può inoltrare richiesta per la Nomina a Capo al Comitato Centrale, tramite la propria Comunità Capi.

La Responsabile Guide e il Responsabile Scout nominano i Capi dell’Associazione su proposta favorevole del Comitato Centrale, secondo quanto previsto all’Art. 18/e del presente Regolamento.

L’Associazione considera valido per gli adulti provenienti da altre Associazioni Scout e Guide, riconosciute dal Wosm e dalla Wagggs, l’itinerario effettuato ai livelli equiparabili al suo.

Nel caso in cui le Associazioni di provenienza non sono riconosciute, la decisione sulla validità dell’itinerario effettuato spetta alla Responsabile Guide e il Responsabile Scout, sentito il parere del Comitato Centrale, secondo quanto previsto all’Art. 18/e del presente Regolamento.

La Nomina a Capo è requisito necessario per assumere l’incarico di Capo Gruppo ed essere eletti alle cariche previste all’Art. 20 dello Statuto.

 

Art. 38 – Wood-Badge

La Nomina a Capo ha riconoscimento internazionale e dà diritto alla Wood-Badge.

Art. 39 – Formazione permanente

L’associato adulto, conseguita la Nomina a Capo e Wood Badge, proseguirà il suo cammino formativo articolando personali percorsi formativi coerentemente con il proprio aggiornato Progetto del Capo.

La formazione permanente è l’atteggiamento della persona in continua ricerca d’occasioni e strumenti d’apprendimento, di aggiornamento, confronto e verifica; l’associato adulto parteciperà quindi, oltre che ai momenti di democrazia associativa, ad eventi ed occasioni formative organizzate dall’Associazione ai vari livelli e a quelli proposti da altri enti, organizzazioni, associazioni.

 

 

 

F – UNIFORMI e DISTINTIVI

 

Art. 40 – Emblema dell’Associazione

L’emblema dell’Associazione è costituito dall’insieme dei due simboli internazionali scout: il trifoglio verde cui è sovrapposto il  giglio di colore viola con due stelle a cinque punte di colore giallo oro poste all’interno delle due foglie laterali, contornati da uno scudetto di colore blu, la cui parte superiore è formata da due semicerchi affiancati con le estremità rivolte in alto a richiamare le tre torri di San Marino, e la parte inferiore  in forma arrotondata chiusa verso il centro sulla scritta AGECS, sempre di colore blu in carattere corsivo, il tutto posto su fondo di colore bianco.

L’emblema dell’Associazione, distintivo ufficiale, è il simbolo d’appartenenza all’AGECS; il suo uso è riservato esclusivamente ad ogni associato regolarmente censito; il distintivo è portato sul petto al centro della tasca sinistra della camicia da tutti gli associati, esclusi gli associati giovani della Branca l/c  che ne adottano uno proprio con la testa del lupo di colore marrone al posto del trifoglio e giglio sovrapposti.

Art. 41 – Bandiera dell’Associazione

L’Associazione adotta come bandiera quella nazionale della Repubblica di San Marino esposta unitamente ad una bandiera riproducente l’emblema dell’Associazione su fondo chiaro.

Art. 42 – Uniforme

I capi costituenti l’uniforme, il cui utilizzo è riservato solo agli associati, sono quelli in uso presso l’AGESCI che, in base al protocollo d’accordo in essere, autorizza l’Associazione, purché su di essi compaiano i distintivi caratteristici AGECS.

L’uniforme deve essere indossata in maniera decorosa e con sobrietà.

Art. 43 – Fazzolettone di Gruppo

Il fazzolettone è simbolo distintivo del Gruppo e quindi è uguale per tutti gli associati membri delle Unità che lo compongono.

Il fazzolettone in stoffa a forma di triangolo rettangolo, di cm. 70 di lato (per i due lati corti), è portato con decoro da tutti gli associati arrotolato sopra il bavero dell’uniforme, stretto con un apposito anello.

I colori e la composizione sono scelti dalla Comunità Capi con esclusione dei modelli riguardanti fazzolettoni in uso nazionale o internazionale (ad es. Campi Scuola nazionali, Gilwell, ecc.).

Art. 44 – Insegne

Le insegne in uso nell’AGECS sono:

ü      Nazionale: la bandiera nazionale sammarinese, issata unitamente a quella dell’Associazione come previsto dall’Art. 41 del presente Regolamento;

ü      Reparto Esploratori e/o Guide: la “Fiamma”, costituita da un triangolo di stoffa, eventualmente con i colori del Gruppo d’appartenenza, e recante, su entrambe le facciate, l’emblema dell’Associazione e/o il logo caratterizzante l’Unità;

 

ü      Branco di Lupetti: il “Totem”, realizzato in legno, raffigurante un lupo, possibilmente in movimento;

ü      Squadriglia Esploratori o Guide: il “Guidone”, costituito da un triangolo di stoffa bianca recante al centro, su entrambe le facciate, le sagome degli animali disegnati da Baden-Powell in colore rosso (cfr Scautismo per ragazzi).

Le insegne di: Reparto (Fiamma), Branco (Totem), Squadriglia (Guidone) sono portate su apposito “alpenstock”.

 

Art. 45 – Distintivi

In base al protocollo d’accordo in essere tra AGESCI ed AGECS è consentito agli associati l’utilizzo dei medesimi distintivi, escluso quelli specifici d’appartenenza associativa.

I distintivi celebrativi possono essere esibiti solo nel corso dell’anno a cui l’evento si riferisce.

Art. 46 – Distintivo nazionale

Il distintivo reca l’emblema della Repubblica su sfondo bianco azzurro della bandiera nazionale con la scritta “Repubblica di San Marino” posta in basso a caratteri maiuscoli.

Il distintivo nazionale è applicato sulla parte alta della manica destra della camicia.

Art. 47 – Distintivo di Gruppo

Il distintivo indicatore del Gruppo è costituito da una striscia convessa di colore verde sulla quale è scritto, in colore giallo “San Marino” a caratteri maiuscoli sopra il numero del Gruppo a caratteri romani.

Il distintivo di Gruppo è portato immediatamente sopra il distintivo nazionale.

Art. 48 – Distintivo WAGGGS e WOSM

I distintivi delle Organizzazioni Mondiali Guide e Scout, a cui l’Associazione aderisce, sono portati da tutti gli associati al centro della tasca destra della camicia, come segno d’appartenenza alla grande fraternità internazionale scout.

Detti distintivi sono realizzati nei modelli fissati dai competenti organi delle rispettive organizzazioni mondiali; gli associati di sesso femminile portano quello dell’Associazione Mondiale delle Guide (WAGGGS); gli associati di sesso maschile quello dell’Organizzazione Mondiale dello Scautismo (WOSM).

G – Amministrazione e finanza

 

Art. 49 – Responsabilità ed autonomia

L’amministrazione economico-finanziaria di ciascun livello associativo (art. 25 st.) è affidata ai rispettivi organi responsabili, nell’ambito dell’autonomia prevista dallo Statuto; essi la esercitano di norma mediante l’opera di un Tesoriere.

Art. 50 – Bilanci associativi

Al termine di ciascun esercizio, che va dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno, gli organi responsabili di ciascun livello associativo redigono il bilancio d’esercizio e l’inventario dei beni di proprietà, sottoponendoli per l’approvazione agli organi rappresentativi rispettivamente competenti.

Il bilancio consuntivo di ogni esercizio è sempre composto dal conto economico, dallo stato patrimoniale e dalla nota integrativa.

Il bilancio dell’Associazione a livello nazionale deve essere approvato annualmente dall’Assemblea dei Capi in assemblea ordinaria.

Dopo l’approvazione, il bilancio dell’Associazione a livello nazionale deve essere depositato, entro

trenta giorni dall’assemblea d’approvazione, presso il Tribunale Unico della Repubblica di San Marino.

Per il livello di Gruppo il bilancio deve essere illustrato anche alle famiglie, in un’ottica di trasparenza offerta, anche se non richiesta.

Art. 51 – Altre risorse economiche

Nel rispetto dei criteri e principi identificati dallo Statuto (art. 24 st.), l’Associazione può usufruire d’altre risorse economiche, tra le quali:

a) eredità, donazioni e legati;

b) contributi dello Stato, dei Castelli, di enti locali, di istituzioni o di enti pubblici;

c) contributi degli organismi internazionali;

d) entrate derivanti da prestazioni di servizi convenzionati;

e) proventi delle cessioni di beni e servizi agli associati e a terzi, anche attraverso lo svolgimento saltuario d’attività economiche di natura commerciale, artigianale o agricola, svolte in maniera ausiliaria e sussidiaria e in ogni caso finalizzate al raggiungimento degli obiettivi istituzionali;

f) erogazioni liberali degli associati e di terzi;

g) entrate derivanti da iniziative promozionali finalizzate all’autofinanziamento, quali feste e sottoscrizioni anche a premi.

Art. 52 – Tesoriere Nazionale

Per lo svolgimento delle funzioni previste dall’Art. 21 dello Statuto all’interno del Comitato Centrale è presente tra i suoi membri la figura del Tesoriere con i seguenti compiti:

a) seguire costantemente la gestione amministrativa dell’Associazione a livello nazionale, verificando l’esatta interpretazione degli orientamenti espressi in materia dall’Assemblea dei Capi ed in ordine al rispetto delle decisioni assunte;

b) verificare l’andamento gestionale ed amministrativo delle strutture societarie, commerciali e non, istituite a livello nazionale, esaminandone  le risultanze dei rendiconti;

c) collaborare nella verifica dell’andamento gestionale e amministrativo del magazzino rivendita scout;

d) seguire costantemente la gestione contabile dell’Associazione, a livello nazionale, mediante il controllo di tutta la relativa documentazione;

e) verificare, per mezzo di controlli periodici, la consistenza di cassa e dei conti bancari e postali;

f) vigilare sull’osservanza delle disposizioni e sul rispetto delle formalità di legge;

g) redigere una relazione annuale, da presentare per l’approvazione al Comitato Centrale.

H – Provvedimenti disciplinari

 

Art. 53 – Soggetti abilitati a promuovere il procedimento disciplinare

Sono abilitati a promuovere il procedimento disciplinare di cui all’Art. 10 dello Statuto:

  • i Capi Gruppo del Gruppo interessato;
  • i Capi eletti nel Comitato Centrale fatta eccezione per la Responsabile Guide, il Responsabile Scout, l’Assistente Ecclesiastico Generale.

Il procedimento disciplinare è promosso nei confronti dei soli associati adulti, ad eccezione degli Assistenti Ecclesiastici per i quali occorrerà rivolgersi alla competente autorità ecclesiastica, mediante richiesta scritta indirizzata al Comitato Centrale nel caso di abusi o mancanze gravi nei confronti delle norme statutarie.

Tale richiesta dovrà contenere gli elementi ritenuti necessari a motivare l’avvio della procedura disciplinare e potrà essere corredata da successiva documentazione.

 

Costituiscono abusi:

Ø      comportamenti lesivi della persona, della sua libertà, della sua dignità;

Ø      comportamenti con cui, avvalendosi della posizione ricoperta, ci si appropria di beni dell’Associazione o ad essa, a qualunque titolo, affidati ovvero li si utilizza per finalità in contrasto con gli scopi dell’Associazione;

Ø      comportamenti che, in quanto incompatibili con le finalità associative, risultino essere gravemente lesivi del nome o dell’immagine dell’AGECS.

Costituiscono mancanze gravi i comportamenti di chi venga meno, in relazione a quanto contenuto nello Statuto, ai doveri di sorveglianza, prudenza e diligenza.

Art. 54 – Funzionamento e deliberazioni del Collegio Istruttorio

Il Collegio Istruttorio è formato da quattro membri del Comitato Centrale con l’eventuale esclusione per incompatibilità di chi ha promosso il procedimento, che sarà sostituito da  un altro membro del Comitato Centrale esclusi: la Responsabile Guide, il Responsabile Scout, l’Assistente Ecclesiastico Generale.

Ne assume la funzione di Presidente il più anziano tra i membri ed è validamente costituito con la presenza di almeno tre membri di cui uno è il Presidente.

I membri del Collegio Istruttorio che hanno iniziato l’istruttoria di un procedimento giungono a deliberazione finale del Collegio, indipendentemente dalla scadenza del loro mandato.

Il Collegio Istruttorio si riunisce secondo un calendario stabilito dal suo Presidente per l’esame delle richieste pervenute in conformità ad un ordine di priorità da questi stabilito.

Art. 55 – Norme del procedimento disciplinare

Il Collegio Istruttorio, valutata la richiesta scritta e l’eventuale documentazione a corredo di cui all’Art. 53, propone l’archiviazione della procedura oppure l’avvio dell’istruttoria del procedimento disciplinare. In entrambi i casi, il provvedimento è comunicato all’interessato, al proponente e al Comitato Centrale non oltre dieci giorni dalla decisione. E’ sempre garantito il diritto alla difesa.

Nel corso dell’istruttoria il Collegio ascolta le deduzioni del soggetto proponente e dell’interessato ed acquisisce tutta la documentazione e le informazioni ritenute utili. Il soggetto interessato può farsi assistere da un altro associato adulto, ha diritto di prendere visione di tutta la documentazione raccolta ed acquisita dal Collegio, produrre documenti, presentare memorie difensive e chiedere di essere ascoltato in qualsiasi momento.

Nel corso dell’istruttoria il Collegio può interessare il Comitato Centrale perché disponga, con provvedimento immediato e sempre revocabile, la sospensione cautelare dell’associato adulto interessato che può protrarsi fino all’assunzione del provvedimento definitivo. Tale provvedimento, contro cui non è possibile ricorrere, comporta l’interruzione immediata di qualsiasi servizio associativo svolto, ma non la decadenza dagli incarichi ricoperti in Associazione.

L’adozione del provvedimento di sospensione cautelare è comunicata dal Comitato Centrale non oltre dieci giorni dalla data d’assunzione della decisione ed in forma riservata all’associato adulto interessato, al soggetto proponente ed eventualmente ai Responsabili della Comunità Capi in cui l’associato adulto presta servizio.

Dichiarata chiusa l’istruttoria, che non può protrarsi per un tempo superiore ad un mese, le deliberazioni ed ogni altra decisione motivata del Collegio Istruttorio sono trasmesse al Comitato Centrale perché assuma provvedimenti disciplinari o disponga l’archiviazione del procedimento.

Entro dieci giorni dalla loro assunzione, sarà comunicato, in forma riservata, a cura del Comitato Centrale, al soggetto interessato, al soggetto proponente, ai Capi Gruppo d’appartenenza del soggetto interessato  l’esito del procedimento e l’eventuale provvedimento disciplinare adottato.

Art. 56 – Provvedimenti disciplinari e loro effetti

ü      Provvedimento di censura: è una dichiarazione scritta di riprovazione di un comportamento, anche omissivo, tenuto da un associato adulto. Tale provvedimento non comporta l’interruzione del servizio svolto dall’associato adulto né la decadenza da eventuali incarichi associativi ricoperti.

ü      Provvedimento di sospensione temporanea: determina la decadenza con effetto immediato da ogni incarico associativo ricoperto per la durata (da un minimo di tre mesi ad un massimo di due anni) stabilita dal Comitato Centrale. All’associato adulto sottoposto a sospensione temporanea, non è revocato il censimento né preclusa la partecipazione alle attività di una Comunità Capi, nei modi che la stessa deciderà. In ogni caso è esclusa la partecipazione dell’associato adulto sospeso a decisioni di natura educativa e da qualsivoglia attività che coinvolge gli associati giovani, sia nel Gruppo d’appartenenza che in ogni altro ambito associativo. Nel caso all’associato adulto, temporaneamente sospeso, sia affidata la conduzione di una Unità, la Comunità Capi, in accordo con il Comitato Centrale, decide in merito alle modalità di prosecuzione delle attività dell’Unità.

ü      Provvedimento di radiazione: comporta la decadenza con effetto immediato da ogni incarico associativo ricoperto e la conseguente cancellazione definitiva dell’associato adulto dagli archivi dell’Associazione, senza diritto al rimborso delle quote versate.

Art. 57 – Ricorso a Responsabile Guide e Responsabile Scout

Contro i provvedimenti disciplinari irrogati è ammesso il ricorso alla Responsabile Guide ed al Responsabile Scout. L’impugnazione si esercita mediante ricorso scritto da far pervenire entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione del Comitato Centrale.

L’impugnazione non sospende l’esecuzione della deliberazione del Comitato Centrale, finché non interviene la decisione della Responsabile Guide e del Responsabile Scout che, coadiuvati dall’Assistente Ecclesiastico Generale, sono tenuti a pronunciarsi non oltre il trentesimo giorno dalla presentazione del ricorso.

Art. 58 – Procedimento disciplinare nei confronti della Responsabile Guide o del Responsabile Scout

In caso di richiesta di procedimento disciplinare nei confronti della Responsabile Guide o del Responsabile Scout il Collegio Istruttorio opera con procedure e modalità analoghe a quelle previste dagli articoli precedenti, fatta eccezione per il ricorso a Responsabile Guide e Responsabile Scout, nel caso di provvedimento emesso contro questi ultimi, che non è ammesso.

Art. 59 – Adempimenti amministrativi

Tutte le comunicazioni del Collegio Istruttorio devono avere forma scritta ed essere curate in modo riservato. D’ogni seduta del Collegio dovrà essere redatto verbale a cura del Presidente, da conservare secondo un ordine cronologico in luogo riservato, unitamente ai fascicoli concernenti i casi esaminati che, ad inchiesta conclusa, sono trasmessi al Comitato Centrale.

L’accesso ai verbali ed agli altri documenti riservati da parte di persone diverse da quelle in precedenza indicate all’Art. 55, deve essere esplicitamente autorizzato dal Comitato Centrale che ne definisce anche le modalità.

  • In caso di sospensione temporanea o cautelare di un associato adulto, il Comitato Centrale predispone le adeguate procedure amministrative ed informatiche, affinché all’associato adulto, durante la permanenza del provvedimento, non possano essere affidati incarichi associativi di qualsivoglia natura.
  • In caso di radiazione, il Comitato Centrale con il Tesoriere, predispone le adeguate procedure amministrative ed informatiche, affinché sia definitivamente inibito un nuovo censimento dell’associato adulto oggetto del provvedimento.

I – Norme varie

 

Art. 60 – Risoluzione delle controversie

Qualora una controversia non possa essere risolta nell’ambito del Gruppo, ai sensi dell’Art. 23 dello Statuto è ammesso il ricorso alla Responsabile Guide e al Responsabile Scout che, congiuntamente e coadiuvati dall’Assistente Ecclesiastico Generale, sentite le parti interessate, devono decidere definitivamente.

Art. 61 – Giornata del Pensiero

L’ideale di fraternità che unisce gli Scouts e le Guide di tutto il mondo trova la sua particolare celebrazione nella Giornata del Pensiero che anche l’AGECS, secondo la tradizione mondiale del movimento, festeggia il 22 febbraio, anniversario della nascita di Lord e Lady Baden-Powell.

Art. 62 – Salute e forza fisica

Gli associati adulti, in forza della scelta scout da loro fatta mediante l’adesione al Patto Associativo, si sentono personalmente responsabili della propria salute; pertanto s’impegnano ad astenersi dal fumo come da ogni altra abitudine nociva, consci di danneggiare, con il loro esempio, gli associati giovani.

Art. 63 – Entrata in vigore del Regolamento

Le norme del presente Regolamento entrano in vigore immediatamente a seguito dell’approvazione da parte dell’Assemblea dei Capi.